Nonostante la sua vocazione industriale e terziaria che ne fa una delle
città più attive ed importanti della Regione, Casarano conserva, ancora,
intatte le sue tradizioni religiose e folcloristiche, specialmente
quelle che fanno da contorno alla Settimana Santa e alla Passione di
Cristo.

E'
così sentita la celebrazione del triduo Pasquale che, magicamente,
l'intera comunità si isola dal caos frenetico che la caratterizza e si
immerge in un lento incedere di riti antichi e usanze ancestrali. Centro
pulsante di tutta la settimana maggiore è l'affascinante Chiesa
dell'Immacolata, del 1700, dove ha sede l'omonima confraternita,
organizzatrice, da oltre quattro secoli, della processione di Gesù
Morto, o dei "Misteri". Sono i numeri a qualificare l'importanza che ha
tale manifestazione nell'animo della popolazione locale: oltre 120
portatori di statue, circa 7.000 fedeli partecipanti (alcuni scalzi),
folle enormi assiepate ai lati delle strade, più di 4 km di percorso in
cinque ore, un lavoro di preparazione spirituale e logistica che inizia
già dalle prime settimane di gennaio.
La Quaresima è stata adeguatamente vissuta dalla città con la periodica
celebrazione di vie crucis rionali, organizzate dalle cinque parrocchie,
in suggestivi percorsi di vie e abitazioni addobbate da luci, fiori e
altarini. Anche l'antica Via Crucis cittadina della "Campana" e il
pellegrinaggio, ogni venerdì pomeriggio, alla cripta del Crocefisso,
hanno costituito un forte momento di aggregazione e di partecipazione
della comunità casaranese.
Dal sacro al profano, il passo è breve: l'associazione culturale "Centro
storico", da alcuni anni affianca alla celebrazione dei riti
quaresimali, il tradizionale "Santu Lazzaru" ossia l'esibizione di un
gruppo musicante girovago che esegue, durante le notti, il canto della
Passione in vernacolo, ottenendo in cambio dalla popolazione pacchi di
generi alimentari che, poi, saranno destinati in beneficenza. Quest'anno,
lo scopo del "Santu Lazzaru" è stato quello di aiutare Moustapha, un
immigrato marocchino, residente a Casarano, bisognoso di soldi per
curare i due figli affetti da gravi malattie.
Il primo appuntamento che, in un certo senso, apre i riti della Passione
è la giornata dei "Sette dolori di Maria", il venerdì delle Palme nel
quale si commemora la Vergine Addolorata. Nonostante il calendario della
Chiesa riporti al 15 settembre la memoria dell'Addolorata, il compianto
Vescovo di Nardò Mons. Fusco si fece promotore presso la S. Sede per
ottenere l'indulto a celebrare la messa dei "Dolori" anche a ridosso
della settimana santa in quelle comunità particolarmente devote alla
Madonna. Nella chiesa dell'Immacolata, dov'è custodita la dolce immagine
di Maria in pianto, alle ore 7,30 del venerdì delle palme sarà officiata la
messa votiva.

La stessa cappella è meta incessante di fedeli, tra la sera del giovedì
santo e la domenica di Pasqua; infatti, pur non essendo parrocchia, gode
del privilegio a celebrare tutti i riti liturgici del triduo pasquale.
Inoltre, durante la visita serale dei 9 altari della "Reposizione"
sparsi tra le chiese cittadine, la confraternita, per antica tradizione,
aprirà i cancelli del Calvario monumentale addossato alla chiesa per
l'accesso alla splendida statua di Gesù morto che giace in una grotta
artificiale ricavata sotto il monumento. E nonostante la difficoltà ad
entrarvi, moltissimi visitatori, tra cui persone anziane e inferme ma
soprattutto tanti giovani attendono con devozione a scendere e pregare
dinanzi la venerata immagine.


Venerdì è giornata di lutto per la Chiesa che commemora la morte del
Cristo. La serata è caratterizzata dalla suggestiva processione dei
"Misteri" che a partire dalle 21,00, sempre dall'Immacolata, porterà le
quattro statue (la "Colonna", il "Crocefisso", la "Bara" e
l'"Addolorata") fra le vie della città. In un silenzio irreale, la
processione sfila lentissima, per cinque ore, tra due ali di folla in
preghiera e il suo passaggio è annunciato dal suono lacerante della
tromba e dal rumore sordo del tamburo e delle troccole. Seguono il
"Crocifero dei Misteri" con i simboli della Passione, la via Crucis
vivente, organizzata dal Gruppo calzaturiero Filanto, le statue e i
portatori, il coro delle "Pie donne" insieme al concerto bandistico, le
squadre dei fratelli in bianco con il "lampione" e senza mozzetta.
Alcuni, per segno di penitenza, calano lo scapolare. Chiudono il corteo,
il Clero, le autorità cittadine e il popolo.
Tutta
la popolazione collabora per il buon esito della processione: strade e
abitazioni interessate dal transito delle Statue sono sfarzosamente
addobbate con luci, panneggi e fiori e gli abitanti spesso offrono acqua
e ristoro ai portatori durante i cambi di squadra. Infatti le pesanti
statue non sono portate a spalla come si converrebbe ma sostenute dalla
sola forza delle mani. Al termine della processione, le statue
dell'Addolorata e del Cristo morto sono adagiate sull'altare maggiore
della Chiesa Immacolata per dare inizio al rito della "Desolata".
Sono migliaia i fedeli che dall'alba fino alla mezzanotte del Sabato
Santo visitano il patetico gruppo statuario. Il lutto e la commozione
che hanno caratterizzato i tre giorni di passione si stemperano allo
scoccare della mezzanotte quando, nella Chiesa Madre, la statua della
Madonna della Campana, compatrona della città, dall'ingresso centrale
corre incontro al Figlio risorto, tra applausi, spari di fuochi e marce
bandistiche, dando inizio alla Pasqua.