Nei giorni di 10, 11 e 13 Maggio in
parrocchia si è voluto tenere per la seconda volta il convegno
parrocchiale.
Nutrito è stato il numero di coloro che
hanno voluto partecipare a questo momento di formazione e di
riflessione a partire dalla Parola di Dio che è lampada ai passi
di ogni cristiano che si vuole impegnare a ricercare l’ amore di Dio.
L’ icona biblica di questi giorni è
stata la parabola del “buon Samaritano”.
La prima sera don Camillo De
Lazzari ha presentato in modo puntuale e suggestivo le linee
principali del messaggio della suddetta parabola.
La seconda serata ci ha visti
impegnati in gruppi di studio per una riflessione più approfondita,
aiutati da una griglia di riflessione che il relatore ci aveva
consegnato la serata precedente.
La terza sera il segretario di
ciascun gruppo di studio ha presentato all’Assemblea le riflessioni
emerse in ciascun gruppo.
Qui di seguito presentiamo alcuni
frammenti delle riflessioni fatte dai partecipanti, che
potranno essere utili ai tanti che sicuramente avrebbero desiderato
partecipare ma che per diversi motivi non hanno potuto.
1. Abbiamo
cominciato a chiederci se veramente ciascuno di noi conosce bene che
cosa significa Carità.
2. E’
stata sottolineata l’importanza dell’ impegno alla solidarietà ed
all’ amore concreto non solo per la fede cristiana, ma anche
per la stessa convivenza civile. Non bastano le buone intenzioni e i
pii desideri, occorre rimboccarsi le maniche e sporcarsi le mani.
3. E’
opportuno fare un serio esame di coscienza per verificare tutte le
volte che abbiamo trovato delle motivazioni più o meno plausibili per
giustificare la nostra negligenza.
4. Fondamentale,
è stato detto, rimane una conversione a Cristo.
5.
Se noi per primi
non ci riconosciamo bisognosi delle cure del samaritano (Cristo), non
potremmo riconoscere neppure i bisogni degli altri.
6. Ci
siamo sentiti anche noi come il malcapitato, ferito e abbandonato
sulla strada; e abbiamo sperimentato che Cristo si ferma accanto a
noi.
7.
Abbiamo bisogno
di credere e di sperimentare l’ Amore di Dio, di tenere accesa la
speranza e ricominciare sempre con il Signore anche dopo il peccato.
8. Le
persone vanno ricercate non perché “ci servono” ma perché hanno
bisogno di qualcuno che le ascolti; hanno bisogno di sentirsi amate e
non giudicate.
9. E’
importante ascoltare tutti in modo rispettoso e pieno di amore;
attivare al meglio “i centri di ascolto”.
10. Le
persone prima ancora del pane hanno bisogno di essere ascoltate,
di sentire che sono importanti per qualcuno; dare il pane a qualcuno
non solo è un gesto materiale ma qualcosa di spirituale.
11. Dobbiamo
avere particolare attenzione a tutti i tipi di povertà e saper
intervenire in tutte le situazioni di disordine o di errore anche
morale a volte dettate dall’ ignoranza.
12. Dobbiamo,
come dice Benedetto XVI, guardare col cuore per vedere
quanti vivono in solitudine, interessarci e sentirne il peso e la
sofferenza in prima persona.
13. La
Carità non è assistenzialismo, ma farsi carico della promozione umana
delle persone. Per questo nella nostra parrocchia si vorrebbe
migliorare il gruppo Caritas che non vuole essere una realtà in
più ma costituire il lievito per fermentare la carità di tutti
i membri della comunità. Non solo, quindi, per la distribuzione di
viveri ma anche per far maturare una spiritualità più intrisa di
carità.
Caritas Christi urget nos.