Un cavamonte,
una fossa, una campana che non c'è. Nasce così la leggenda
di questo monolito di mille e forse più anni fa. E più il
cavamonte scava la fossa, più nitida si sente la campana.
Finché ... finché nella fossa, una pietra fra le pietre fa
sussultare il cavamonte : alta 80 cm, larga 60, levigata e
affrescata, la pietra presenta l'immagine della Vergine con
il Suo Bambino. E' un'icone di pretto stampo orientale.
Subito
estratta all'accorrere dei fedeli chiamati dal cavamonte,
viene sistemata in alto, qui, nella fitta boscaglia, sul
crinale della Serra di Casarano, in un'edicola di fronte al
mare lontano.
E qui la
leggenda sul monolito dissotterrato tace. E tace anche la
storia. Non parla o se parla balbetta. E genera equivoci.
Accetta per
vera - o almeno verosimile - la tradizione del cavamonte ;
accetta che il monolito sia stato portato fino alle nostre
contrade dai monaci basiliani, ma altro -per carenza di
fonti - non dice.
La critica
storica non sa ancora - dopo un millennio - se il monolito
sia stato portato qui dai monaci basiliani della prima
immigrazione o da quelli della seconda. O se sia stato
invece dipinto in loco da qualche anacoreta frescante del
vicino Cenobio del Crocefisso o se sia stato il prodotto di
qualche scuola pittorica fra le tante che fiorirono fra i
monaci basiliani prima che questi si allontanassero dalle
nostre terre per l'arrivo qui dei Normanni che favorivano e
proteggevano altri riti, altri ordini monastici, altri
interessi religiosi e civili.
LA CHIESA
Anno 1400
Possiamo
ragionevolmente ipotizzare intorno al 1400 l'inizio della
nostra storia, il ritrovamento, cioè, del monolito e
l'erezione dell'originario tempietto, Non prima, però, anche
se -forse erroneamente-qualcuno riporta nel 1308 la
spoliazione a favore di Capitoli lontani di tutti i beni
della Chiesa. Ma quali beni?!?
Anno 1452
Viene quassù
per la prima volta - storicamente accertata - in visita
pastorale il vescovo di Nardo, il napoletano Mons. Ludovico
De Pennis.
Anno 1508
Arrivano a
Casarano i feudatari Filomarino che ricevono da Giovanna
Tomacelli per incroci matrimoniali il feudo - anzi, i feudi
: Casarano grande
e Casarano
piccolo
Anno 1612
In una sua
visita pastorale il 24 ottobre il Vescovo Mons.Luigi De
Franchis trova la Chiesa molto trascurata e ordina che venga
messo tutto a posto al più presto. Ma muore a soli 46 anni e
sulla collina tutto resta precario.
Anno 1619
II successore
di De Franchis è un altro De Franchis, fratello del
precedente ma di questi molto più energico. Trovata sulla
collina la situazione della Chiesa estremamente degradata
autorizza l'Arciprete di Casarano a sequestrare le entrate
della rendita per provvedere al da farsi. In un anno vien
fatto tutto. Sono occorsi 25 ducati.
Anno 1637
Estinta la
casata dei Filomarino arrivano da Napoli i D'Aquino che
saranno feudatari di Casarano per circa due secoli. Grandi
devoti della Madonna della Campana cominciano subito a
restaurare questa Chiesa nel 1639 come riferisce il
Tasselli.
Anno 1656
II restauro,
però, si rivela subito insufficiente e allora feudatario e
popolo di Casarano decidono di abbattere la prima piccola
Chiesa e ne costruiscono una più grande. Mons. Gerolamo De
Coris il 27 ottobre 1657 trova sulla collina la Chiesa come
la vediamo noi oggi: lunga 18 metri, larga 8, alta 13. Ne
rimane sommamente soddisfatto notando soprattutto che
l’immagine della Vergine è stata posta sull'altare, al
centro, sommamente venerata non solo dai Casaranesi ma da
tutta la provincia per non dire da tutto il regno a causa
degli insigni benefici da Lei elargiti.
Anno 1679
Tale Fratello
Onofrio affresca la parete posteriore dell'altare maggiore
con " La Gloria del Paradiso". E chissà se non sono dello
stesso Frescante le altre pareti della Chiesa fra i quattro
altari laterali, affrescate secondo una tradizione che
riconduce allo stile delle Chiese rupestri che abbondano
nelle colline e nelle grotte circostanti, ultimo sprazzo -
nel 600 - del mondo greco-bizantino che ormai qui declina.
Anno 1692
II feudatario
Matteo d'Aquino junior con la moglie Giulia Basurto su
sollecitazione dell'Arciprete don Giuseppe Antonio Calò,
restaura l'altare maggiore già costruito con l’ampliamento
della Chiesa nel 1656.
Anno 1694
Muore all’età
di 72 anni Padre Luigi Tasselli del Convento dei Cappuccini
di Casarano, importante centro di studi per religiosi e
laici. Grande predicatore, il Tasselli è stato anche
studioso della Terra Antica di Leuca. Qui lo ricordiamo come
il primo storico di questa Chiesa, appassionato e devoto
anche se caliginoso e incerto.
Anno 1723
Mons.
Sanfelice viene sulla collina il 10 aprile, giovedì dopo
Pasqua, giorno in cui si celebra la festa della Madonna
della Campana. Compiacendosi per il grande concorso di
popolo, di sacerdoti, di confraternite di Casarano e dei
paesi vicini, decide di spostare la festa dal giovedì alla
domenica il Albis per avere ancora più fedeli. Nello stesso
giorno visita anche le due camere annesse alla Chiesa e che
servono per l'eremita che sta quassù e per il suo asinelio.
Si compiace di ogni cosa ma vieta alle donne l'ingresso
nelle camere e nell'orto attiguo. Pena la scomunica.
Anno 1806
Con le leggi
anticlericali di Gioacchino MURAT termina la serie dei
sacerdoti cappellani di questa Chiesa. L'ultimo è stato lo
zio del feudatario, l'Abate don Matteo d'Aquino morto il 5
ottobre 1791. Successivamente altri sacerdoti -senza
benefici - si son presi carico del culto della Chiesa.
Ricordiamo fra gli ultimi don Quintino Pispico, don Otello
De Benedictis, don Giuseppe Marrella.
Anno 1873
Lo studioso
leccese prof. Cosimo De Giorgi visita questa Chiesa e nei
suoi testi si compiace delle pareti affrescate sullo stile
bizantino.
Anno 1879
Visita la
Chiesa un altro studioso salentino,il Marchese Giacomo
Arditi; ne riferisce nei suoi libri.
Anno 1885
Torna sulla
collina il De Giorgi e si rammarica perché trova le pareti
interne della Chiesa bianche. Gliele avevano balordamente
imbiancate il 13 aprile 1879.
Anno 1912
L'industriale
Luigi Capozza si impegna con l'Amministrazione Comunale a
costruire in una sua campagna alla periferia del paese una
strada in direzione di Ruffano. Servirà alle sue industrie
ma faciliterà anche il percorso dei Casaranesi verso la
collina della Campana.
Anno 1969
Visita la
Chiesa il professore e critico d'arte Giovanni Pulcini. Nota
un bellissimo Crocefisso posto sull'altare della parete di
destra. Ne ammira la bellezza e ne individua le origini: è
in legno ed è di pura scuola veneziana del 500. Convince
l'Arciprete don Cosimo Conte a farlo restaurare. Viene
restaurato ma spicca il volo. Ora è venerato nella Cappella
del Santissimo Sacramento in Chiesa Matrice.
Anno 1971
Muore il 2
dicembre a soli 49 anni l'Arciprete di Casarano don Cosimo
Conte e con lui muoiono i sogni di rilancio di questa Chiesa
che egli aveva concordato prima con il Cardinale Corrado
Ursi e poi con il Vescovo Mennonna. Tali piani dovevano
sfociare nell'erezione della Chiesa a dignità di Santuario
Diocesano Mariano. Non erano e non sono maturi i tempi nei
disegni di Dio.
Anno 1976
Padre Antonio
Chetrj - dotto gesuita Casaranese - pubblica il suo
magistrale e preciso lavoro sulla Chiesa della Madonna della
Campana.
Anno 1987
Mons. Aldo
Garzia nomina Rettore di questa Chiesa il sacerdote don
GIAMBATTISTA BORGIA che subito si da da fare per imprimere
una svolta alla Vita Spirituale e materiale della Chiesa,
che qui languiva.
Anno 1988
II Rettore si
mette al lavoro e testimonia : "Qui manca tutto, non c'è
assolutamente nulla tranne i muri della Chiesa, l'immagine
della Vergine e gli altari, peraltro privi di
tovaglie." Tutta Casarano - da lui stimolata - dimostra il
suo secolare attaccamento alla Madonna della Campana facendo
pervenire alla Chiesa calici, pissidi, paramenti sacri,
banchi, sedie e ogni altra suppellettile necessaria allo
svolgimento dei Sacri Riti nonché l'armonium per il
coro, e l'elettrificazione di una prima e poi di una
seconda campana. Contemporaneamente viene chiesta ed
ottenuta dall'Amministrazione Comunale l'illuminazione
della facciata esterna della Chiesa.
Anno 1994
Utilizzando
tutte le offerte dei fedeli, il Rettore restaura la statua
della Vergine, pittura la Chiesa con calce bianca, dipinge
le porte e ripara i vetri delle finestre.
Anno 1995
II nostro
concittadino prof. Gino Pisanò dell'Università di Lecce,
riesce prima a decrittare e poi a tradurre l'invocazione
espressa da un ignoto epigrafista dei d'Aquino 300 anni fa e
inserita in un cartiglio a corona dell'altare maggiore:
SI SALVERÀ'
IN ETERNO COLUI PER IL QUALE
TU AVRAI
PREGATO ANCHE UNA SOLA VOLTA, O MARIA!
Anno 2001
1° Gennaio.
Finisce qui, nella prima festa mariana del III° Millennio,
finisce qui la corona dei nostri appunti fra storia e
leggende, fra pietre silenti e letarghi di secoli e richiami
dell'anima. E viavai di vescovi, di feudatari, di romiti e
di cappellani. E di folle devote di fedeli richiamate per
secoli quassù dalla malia di una Vergine che sorride sullo
sfondo di una leggenda che si stempera nella storia: un
cavamonte, una fossa, una pietra fra le pietre. E una
campana che adesso c'è.
AVE MARIA!
Hanno
scritto su questa Chiesa:
Padre Luigi
Tasselli nel 1639
Don Felice
Lezzi nel 1794
Prof. Cosimo
De Giorgi nel 1873
Marchese G.
Arditi nel 1885
Don Otello De
Benedictis nel 1940
Mons.
Raffaele Martina nel 1950
M=o Giuseppe
De Pascalis nel 1973
Padre Antonio
Chetrj nel 1976
Prof. Gino
Pisanò nel 1995
Don Giovanni
Borgia nel 1988
Arch.
Gabriella Marrella nel 1990
Inoltre dal
1452 in poi quasi tutti i Vescovi di Nardo nei verbali delle
loro Visite
SALVATORE PINO