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La Madonna della Campana
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Preghiera alla Madonna della Campana

 

 

 

San Giovanni l'Elemosiniere

Vescovo patriarca di Alessandria d’Egitto

Cipro, 556 - Alessandria d’Egitto, 617

festeggiato il 23 gennaio

San Giovanni Elemosiniere nasce intorno al 556 nell'isola di Cipro, ad Amatonte. Sin dall'infanzia si manifestarono nel piccolo Giovanni i segni della santità. Ma ubbidendo alle volontà dei suoi genitori, venne avviato agli studi e al matrimonio, sebbene egli fosse riluttante. Ebbe due figli che, però, prematuramente morirono insieme alla moglie. Libero da ogni legame terreno, Giovanni si dedicò a Dio e ai poveri, «i miei padroni e signori». Alla morte del Patriarca di Alessandria d'Egitto, Giovanni, per acclamazione del popolo, salì sulla cattedra vescovile, trasformando la città in un centro di studi e di virtù cristiane. (Avv.)

1. La vita

San Giovanni Elemosiniere nasce, intorno al 556, nell’isola di Cipro, precisamente nella città di Amatonte, dove il padre Epifanio è il governatore. Sin dall’infanzia si manifestano nel piccolo Giovanni i segni della santità e della pratiche di carità verso i poveri e i diseredati. Ubbidendo alle volontà dei suoi genitori, viene avviato agli studi e ben presto anche al matrimonio, sebbene egli fosse riluttante. Dal matrimonio nascono due figli che, però, prematuramente muoiono insieme alla moglie. Libero da ogni legame terreno, Giovanni si dedica a Dio e ai poveri che egli è solito chiamare “i miei padroni e signori”. La santità della sua vita si diffonde in tutto l’Oriente e alla morte del Patriarca di Alessandria d’Egitto, Giovanni, per acclamazione del popolo, sale sulla cattedra vescovile. Trasforma la città in un centro di studi e di virtù cristiane, istituisce ospedali e case di riposo. Ogni giorno distribuisce l’elemosina a circa 7.000 poveri e da qui l’appellativo di “Elemosiniere”. Muore intorno al 617, ultrasessantenne. La fama della sua santità si diffonde ben presto in tutto il mondo orientale e ben presto arriva anche in Europa, grazie all’espansione militare ed economica di Venezia, che dal 1500 ospita il venerato corpo nella chiesa di San Giovanni Battista in Bragora.

2. Il culto

In Italia, il culto di San Giovanni Elemosiniere è concentrato esclusivamente nelle comunità di Casarano e Morciano di Leuca, nel Salento, e Venezia. Nei primi due centri, il Santo è invocato come patrono principale mentre nella città lagunare, dove riposa il corpo, sorge una chiesa in suo onore. La devozione più importante è, sicuramente, quella presente nella città di Casarano, sviluppatasi intorno all’anno 1000 grazie all’opera dei monaci basiliani, rifugiatisi nel Salento per sfuggire alle persecuzioni iconoclaste. Enorme è stato nel corso dei secoli il culto dei Casaranesi nei confronti del loro Patrono. A lui si additano numerosi miracoli, quello della lacrimazione nel 1715, il prodigioso spegnimento di un disastroso incendio, l’allontanamento di un turbine, questi ultimi avvenuti tra il 1730 e 1750, e il più famoso avvenuto il 31 maggio 1842, quando la città fu risparmiata da incessanti piogge. Nella Chiesa Madre della città, intitolata all’Annunciazione di Maria (ma in alcuni documenti anche a San Giovanni) sono conservati due spettacolari dipinti della vita del Santo, ubicati nel coro, dietro il presbiterio. La statua in legno veneziano, probabilmente del 1600, fa bella mostra di sé in una nicchia posta in “cornu epistolae” dell’altare del Santo, sublime e prezioso esempio del barocco leccese. Altre immagini del Presule abbondano nel tempio. Nella chiesa sono accuratamente conservate, inoltre, alcune reliquie come l’intero dito pollice della mano destra, un dente e un pezzo di costola, il fazzoletto impregnato di sudore, col quale fu asciugato il viso durante il miracolo del 1842 e la tonacella appartenuta al Santo che la utilizzava durante le funzioni liturgiche.
Casarano festeggia San Giovanni Elemosiniere per ben tre volte nel corso dell’anno: il 23 gennaio, giorno della solennità liturgica, la terza settimana di maggio (con un sfarzosa festa civile e religiosa) e il 31 maggio, per la commemorazione del miracolo del 1842. La statua viene ulteriormente portata in processione durante i festeggiamenti della Madonna della Campana, patrona secondaria. La città è piena di immagini del Santo Patrono: tra esse spicca per la bellezza e per l’originalità, la colonna barocca di San Giovanni, simbolo cittadino, che sorge nel centro geografico del paese, con la statua sul pinnacolo. Molte associazioni cittadine portano il nome del Santo; la più importante è la confraternita, eretta nel 1914 e conta tuttora oltre 800 iscritti fra uomini e donne. In chiesa Madre, sono conservati i testi originali della messa propria con prefazio e dell’ufficio di San Giovanni, concessi nel 1741 dalla Santa Sede. Prima del Concilio Vaticano II, la messa era celebrata in rito duplex di 1a classe con ottava sia per il 23 gennaio che per la terza settimana di maggio; in seguito alla riforma liturgica, oggi la messa è officiata con il grado di solennità per il 23 gennaio, mentre dal 1995 la Sacra Congregazione dei riti, che ha rivisto i testi liturgici del 1974, ha concesso l’indulto per la festa di maggio, istituendo la messa col grado di memoria.

 

3. Il miracolo a Casarano

 

Pioveva a dirotto da diverse settimane a Casarano in quel fosco maggio 1842 e la pioggia comprometteva tutti i raccolti e minacciava la sopravvivenza stessa dei casaranesi. A memoria d'uomo mai vi era stata tanta pioggia nel periodo più delicato dell'anno, nel periodo del raccolto. I contadini guardavano sgomenti e impotenti le messi che marcivano nell'acqua e non potevano essere raccolte. E pioveva...... Pioveva ogni giorno. Alla fine del mese proprio il 31 maggio, l'Arciprete del tempo, don Giorgio Romano, decise di organizzare una processione penitenziale con tutti i fedeli e con il simulacro del Santo. Il popolo accorse a fiumane con vestiti di penitenza e tutti i fedeli sfilavano in processione: chi con grosse funi legate intorno al collo, chi con grossi tufi portati sulle spalle, chi scalzo, chi invocando perdono per tutti i peccati.

Riesce difficile oggi nella civiltà del benessere che viviamo immaginare o immergersi nel pathos di quei tempi difficili e duri quando non c'erano sussidi o pensioni o stipendi o quant'altro. Allora c'erano solo i prodotti della campagna e quando venivano meno quelli....      Arrivati al Calvario (non l'attuale che fu costruito fra il 1913 e il 1918, ma un altro più piccolo e più modesto che esisteva però sulla stessa area, proprio in aperta campagna, l'Arciprete parlò al popolo e seppe suscitare tali sentimenti di comprensione che tutti piansero e si rivolsero al loro Santo Patrono come all'unico che potesse ottenere da Dio la cessazione di tale flagello. E fu a quel punto che si verificò il miracolo. Tutti, infatti, cominciarono a vedere impallidire la faccia della statua che subito cominciò a sudare. Parecchie volte il sudore fu terso e ogni volta ricompariva più abbondante. Un fazzoletto con il quale fu asciugato il volto si conserva ancora nella nostra Chiesa Matrice. Vedendo quel sudore che cadeva proprio quando i nuvoloni si diradavano e la pioggia cessava, il popolo scoppiò in coro di giubilo al Santo. Fu subito cantato il "Te Deum" e la processione tornò in chiesa dove fu impartita la benedizione eucaristica. Subito fu inoltrata una relazione alla Curia Vescovile di Nardò e in assenza del Vescovo del tempo Mons. Angelo Filipponi, il Vicario generale Mons. Giuseppe Leante instruì il processo canonico sul miracolo alla fine del quale riconobbe con un decreto altare dedicato a San Giovanni Elemosiniere(conservato nell'archivio parrocchiale della Chiesa Matrice) che la sudorazione della statua portava i caratteri di vero miracolo e "affinchè se ne conservi perpetua la ricordanza ORDINIAMO che nel giorno 31 maggio di ogni anno si faccia solenne processione con la statua del Santo fermandosi precisamente nel luogo dove cominciò il miracolo e ivi si intuonerà l'inno ambrosiano i rendimento di grazie". Era il 10 ottobre 1842. Da allora tanto tempo è passato, è mutato il Calvario, è cambiata la campagna circostante, ma non è cambiata la fede e la devozione dei casaranesi verso il loro Santo Patrono. (Salvatore Pino -  da: "il Volantino" di Casarano del 28/05/2000)

 

4.La protezione di San Giovanni per i Casaranesi

 

Il rimedio più efficace contro tuoni, lampi e saette è quello messo in pratica dagli abitanti di Casarano. Si tratta di esporre, vicino a finestre o porte esterne delle abitazioni, un piccolo panetto biscottato, poco più grande di un bottone che è benedetto durante le celebrazioni di San Giovanni e chiamato, appunto, "u panitteddhru te san Giuvanni". Ogni famiglia casaranese conserva gelosamente il suo panetto per poi tirarlo fuori durante le giornate di maltempo. Qualcuno potrebbe pensare che si tratti di credenze superstiziose, ma i Casaranesi, devotissimi al loro Santo, sono convinti dell'infallibilità del panetto, tant'è che ogni anno i piccoli manufatti, prodotti in quantità notevole, si esauriscono in breve tempo. E nelle settimane caratterizzate da forti acquazzoni, la richiesta di panetti al parroco della Chiesa Madre aumenta.
E' chiaro che non è il pane a compiere il "miracolo", ma l'intercessione del Patrono che, da queste parti, è invocato contro i
temporali. Infatti, il panetto simboleggia i miracoli del Santo. La devozione al panetto di San Giovanni è stata ulteriormente rivalutata dall'arciprete Don Agostino Bove, il quale ha fortemente voluto che la benedizione dei manufatti venga impartita pubblicamente durante la solenne messa in onore del Santo. Ma così come si chiede al Patrono di preservare la città dagli effetti devastanti del maltempo, lo si fa anche in casi opposti: l'altra estate, segnata da una lunga siccità, molti Casaranesi si fecero promotori al Clero per organizzare una pubblica processione con il simulacro del Santo al fine di impetrare la grazia della pioggia. La Chiesa locale riconosce ed incentiva la pratica del pane di San Giovanni, ma prende le opportune distanze dalle credenze popolari che ruotano intorno alla mitra del Santo. Si racconta, infatti, che l'eventuale caduta all'uscita della processione sia segno dell'arrivo della "malannata". Per ottenere un buon "funzionamento" del pane, è necessario accompagnare l'esposizione con una preghiera in dialetto che così recita: "Azzate San Giuvanni meu e nnu ddurmire, ca sta biscia tre sciere, una sciere e una vinire: una te acqua, una te jentu e una te nnu bruttu maletiempu".

 

5. La fiera

La fiera di San Giovanni Elemosiniere, autorizzata con decreto reale di Ferdinando I di Borbone, è considerata la più grande del Salento, Ogni anno, circa 500 espositori invadono la città e si contano oltre 10.000 presenze di visitatori. La manifestazione commerciale si tiene la terza domenica di maggio, nel mezzo dei festeggiamenti patronali.

 

6. altre notizie da: (Piero Bargellini, Mille Santi del giorno, Vallecchi editore, 1977)

San Giovanni Elemosiniere - Un Vescovo del Vl secolo

Nessuna memoria di Santo è prevista in questo giorno dal nuovo Calendario della Chiesa.

Ne approfitteremo perciò per ricordare un per­sonaggio di chiara e meritata fama, il Patriarca d'Alessandria d'Egitto, Giovanni detto l'Elemosiniere, al cui culto, tra l'altro, viene collegata l'origine del celebre ordine ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, detto poi dei Cavalieri di Malta, di cui il Patriarca di Alessandria fu considerato patrono.

II giorno che fu eletto Vescovo, Giovanni chiese che gli venisse portata la lista dei suoi «padroni e signori». Gli fu osservato che il Vescovo non aveva signori sopra di sé. «E quelli che voi chiamate poveri accattoni, non sono forse i miei padroni? - rispose Giovanni ‑ Non sono essi che mi debbono aprire il Regno dei Cieli?».

Fu così che egli ebbe il nome di « Elemosiniere ». Né si poteva dir nuovo a questo genere di attività, perché, rimasto vedovo e senza figli, nell'isola di Cipro dov'era nato verso il 560, si era dato subito a distribuire i suoi beni ai miseri.

Quando fu eletto Patriarca d'Alessandria, aveva 50 anni e non fece che intensificare la sua azione di carità. Pare infatti che la nota dei «signori poveri» d'Alessandria d'Egitto risultasse di 7.500 nomi. Qualcuno trovò eccessivo quel numero, e insinuò che molti dei segnati non avevano un gran bisogno. Consigliarono perciò al Vescovo di fare inchieste più accurate. «II Vangelo ‑ rispose Giovanni - ci impone di essere generosi, non curiosi».

Ci fu naturalmente, chi ne approfittò, come è narrato nella Leggenda Aurea:

«Un uomo, in abito da pellegrino, venne a Giovanni e domandolli limosina, e quegli fece dare 6 grossi. Si che colui gli tolse e andoe e mutoe abito e tornoe a dimandare limosina. E quegli comandò che li fosse dati 6 monete d'oro. Quando quegli gli ebbe dati e questi ne fue andato, disse lo spenditore a lui: «Padre, questi medesimo mutando l'abito ha avuto due volte limosina". Ma il beato Giovanni s'infinse quasi di non intendere. E quello povero mutoe la terza volta l'abito e venne a domandare limosina. Lo spenditore toccò San Giovanni e accennògli che esso era questi. Allora Santo Giovanni disse a lui: "Va e dagli 12 grossi, forse ch'egli è il mio Signore Jesù Cristo che mi vuole tentare, ma io voglio vedere sed egli potrà più prendere, ch'io dare"».Questo era, diciamo così, lo stile di San Giovanni Elemosiniere; lo stile che dovrebbe essere della carità cristiana, che considera l'elemosina una attività, non una passività. E perciò un dare senza misura né pentimento.

A chi trovava eccessiva l'elemosina fatta dal Vescovo, Giovanni rispondeva: «Ancora non ho dato il mio sangue. Sono dunque molto al di sotto dell'esempio del mio Signore». Riguarda lui il famoso episodio del signore che regalò al Vescovo una ricca coperta. II giorno dopo la coperta era stata rivenduta. II signore la ricomprò per regalarla nuovamente, ma il Vescovo la rivendé, e così via, finché tutti i denari di quel signore passarono nelle tasche del Vescovo e da queste, nelle tasche dei poveri.

Una spesa sola si permise Giovanni l'Elemosiniere: quella della tomba, che non volle però che fosse mai terminata. Gli serviva a ricordare la morte, che lo colse, nel 616, mentr'era in viaggio, a Cipro, sua patria. Lì, dove era stata la sua culla, non esisteva nessuna tomba per lui. Fu messo perciò in quella che già conteneva i corpi di altri due Vescovi. E la leggenda narra che le due salme si scostarono, per lasciare, in mezzo a loro, un largo posto a San Giovanni Elemosiniere.      


* * *


Nel 1974, la città di Casarano ebbe l’onore di ospitare temporaneamente il venerato corpo di San Giovanni Elemosiniere. L’eccezionale trasferimento fu possibile tramite l’interessamento del Patriarcato di Venezia, in quel tempo guidato dal Cardinale Albino Luciani, il futuro Giovanni Paolo I. La teca contenente i sacri resti giunge in città il 19 gennaio e vi rimase fino al 2 giugno dello stesso anno. Per l’occasione, furono organizzati grandiosi festeggiamenti e al termine fu redatto l’atto di gemellaggio fra le comunità di Casarano e Venezia, in duplice originale, di cui uno si conserva nella sagrestia maggiore della Chiesa Madre e l’altro è affisso nel cappellone della Chiesa della Bragora, vicino alla tomba del Santo.

 
 

 La Madonna della Campana

La Domenica in Albis si festeggia la MADONNA della Campana, Compatrona di Casarano.

Nella processione, che dal centro cittadino porta i simulacri dei Santi Protettori nel santuario sito sulla collina, la statua della Madonna è preceduta dalle "verginelle", bambine vestite di bianco o con gli abiti della Prima Comunione.

Durante il tragitto vengono cantati dalle "verginelle" alcuni degli 8 inni, che sono stati scritti appositamente per la Madonna della Campana.

Il più antico di questi inni, scritto nel 1762, è attribuito all'arciprete Felice Lezzi (musicista, poeta e scrittore), che scrisse anche una monumentale vita di S. Giovanni Elemosiniere, Patrono di Casarano, in lingua latina e con versi in rima.
Questo inno, di cui si era persa memoria, è stato ritrovato alcuni anni fa nell'archivio della Chiesa Madre.
In esso si racconta delle "verginelle", felici e contente perché sulla collina si festeggerà la Madonna, e delle loro mamme che, animate di santo fervore, preparano le loro figlie per la festa.

 

PREGHIERA Alla Madonna della Campana

O Santissima Vergine della Campana, fa che il tuo tempio,

eretto su quel colle per Tua volontà,

sia faro luminoso che m'illumini e mi guidi tra le tenebre della vita,

come al popolo d'Israele la colonna di fuoco

che lo condusse attraverso le sterili sabbie del deserto.

Stendi, o Vergine, dispensatrice di grazie,

il tuo manto glorioso su questa povera terra di Casarano,

perché sia protetta dai flagelli delle infermità e dalle visite della sventura

come Ti scongiuro di accogliere mè povero peccatore,

sotto le grandi ali del tuo perdono.

Tu, Madre amorosissima,

che mai nulla sapesti negare a chi, pieno di fede, ricorse a te -

che rialzi i caduti e consoli i miseri,

abbi pietà di me.

Impetrami da Tuo divin figliolo la grazia che ti domando

e sorreggimi nel travaglioso cammino dell'esistenza,

affinché possa conservare nel mio cuore

sempre salda e viva la fede per Te, così sia.

 

 

 

 

Susu lu munte "La Campana"

Quannu saliu lu munte tantu caru
Addhru vinne na fiata la Matonna
Diventu tuttu ncotu tristu e maru
E nnu ssacciu la mente cci se sonna

Nu ndoru nc'ete te fiureddhri e fumi,
N'aria frisca ca mbarsima lu core
Susu la chiesia, a mmenzu a'lli prufumi,
Li ceddhri se divertune a'll'amore.

Nc'ete ntornu nu 'ngiro d'uliveti
Ca de lu verde fannu nnamurare
Mentre dormune a mmenzu a'lli vigneti
Famije de caseddhre e de pajare

E me sentu nu velu su'nu core
Quannu scopru luntanu quiddhru mare
Ca de nu beddhru, sfurtunatu amore
Me face sempre sempre rricurdare.

 

 

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