Poiché la Terra di Casarano
non abbita à solo piano, ma ora alto, e basso, la Chiesa di detta Terra,
cioè la sua matrice, sta posta, e situata nel mezzo dell'abbitato, come
alla cima d'una collinetta. Le spalle del di lui (2) coro
guardano à drittura (3) l'oriente, con che (4) la
porta maggiore viene à stare dirimpetto all'occidente. I due venti
Tramontana, e Gerocco abbattono i due lati (5), quello del
primo è lo Rione detto le fascille (6), e quello del secondo,
detto lo Trice (7). La sua figura è à crociera, non perfetta,
ma gubbitata (8), et il tetto, che la cuopre è tutto à volta
di pietre, detto lamia. Quello però d'ammirarsi si è la volta di lamia
della nave di mezzo (9), mentre essendo stato osservato il di
lui (10) lavoro d'un ingegniero, ci ebbe à dire, l'Artefice
non esser stato altro, se non che ò un Angelo, ò un' Demonio. Tanto
figurò bella, ò difficile la manifattura. Gira poi d'intorno detta
Chiesa superbo cornice (u) fatto à modo (12)
Ionico nel di dentro, benché sia stato defraudato ne' due pareti del
gubitato, e pure in quello della porta maggiore, fra quali, oltre
questa, ha pure due altre laterali per comodità del popolo. Tiene lustri
(13), quanto bastano ad illuminarla. È detta chiesa sotto il
titolo dell'Annunciata. Fu principiata ad erigersi nell'anno 1700, e fu
compita nell'anno 1712 (14). Fu consecrata da Mons. Illmo D.
Antonio Sanfelice,
Vesco (15) mentissimo di Nardo l'anno 1724 (16).
La festa della Consecratione sudetta si fa le 20 d'8bre.
Le cappelle (17),
che adornano detta Chiesa sono tredeci, tra quali la prima è l'altare
del sacramento, detta Maggiore. È questa di pietra lecceso (18)
lavorata, et indorata, fatta alla Romana l'anno 1722 à spese di detta
cappella (19), quale (20), benché non avesse doti,
o rendite speciali per la costrutione, o reparatione, pure si mantiene
con decoro, e pompa conveniente da lasci (21) gratuiti, e
carità de' devoti, con avere competenti vesti sacre, mobili, e stabili,
quali con distintione si rapportano nell'Inventario di detta cappella
del Venerabile, da farsi detto inventario dal Procuratore di quella.
Dietro detta cappella v'è il
coro con sedili di legno fatti con politia (22) dall'Artefice
Giorgio (23) Bavaro à simetria (24) di quello
della Cathedrale di Gallipoli con sedili per sacerdoti partecipanti (25).
Il basso di detto coro ha pure sedili per chierici. In detto coro
s'ufficia ogni giorno l'ufficio divino nell'ore determinate da
ceremonisti, e similmente si assiste alle messe cantate dalli edomadari
ne' giorni feriati, ma nelle feste di precetto, tanto nell'ufficio,
quanto nelle messe cantate sono tenuti assistere tutti i sacerdoti
partecipanti che adesso sono al n° di 17.
Viene in appresso la
sacrestia, della quale non si può scrivere con distintione non essendo
che solo coverta. Pendono dentro la detta sacrestia due funi, di due
campane, che ha detta chiesa, una grossa di peso (26), e
l'altra più inferiore di peso. Non si ha traditione chi avesse benedette
dette campane.
Hà la chiesa sudetta calici n.
sei tutti con coppa d'argento indorata, e piede di ottone indorato.
Ha una croce d'argento.
Ha pianete di lana bianche n.
4 verdi n. 4 rosse n. 4 violate (27) n. 4 negre n. 3 con
stolone dell'istesso colore, che va congionto co'l paramento negro,
quale deve ponersi all'Inventario della cappella del Venerabile (28).
Nel secondo luogo viene
l'altare del Glorioso, e miracoloso S. Gio. Elemosiniero Protettore.
Questo altare fu eretto l'anno 1714, benché non nel modo, che oggi si
attrova (29), essendono provenuti i di lui avanzi nel modo,
che si dirà. Eretto questo altare per devotione del quondam (30)
Notaro Santo Riccio di questa Terra da certi leccesi (31)
lavorati, che anticamente (32) erano dalla cappella del SSmo
Rosario, ricavò tanto di carità de' particolari (33), che vi
pose nel mezzo una nova statua di lecceso del S.to, lasciando, e levando
un'altra, che vi era nell'altare della Chiesa antica, perche di mal
galbo (34). Fu questa rimessa in un'angolo al suolo della
chiesa, tutta ravvogliata (35) d'un lacero panno, dove una
figliuola di sei in sette anni ogni giorno andava à portarli portione di
sua merenda, acciò se la mangiasse, chiamando il Santo co'l nome di
Nanni, per che, forse, lo vedeva esser vecchio. Continuando la
figliuola, ch'era nepote al presente Arciprete (36), tal
semplice, più tosto, che pietoso esercitio, un giorno nel regarli del
pane, e formaggio, con sconvogliarli prima i scritti stracci (37),
s'avvide un'uomo, che li vi attrovò (38), che la statua
sudava goccie di licuore (39) à modo di acqua, et in copia
non ordinaria. Secco il luoco, antica la statua, istupidì l'uomo à tal
veduta, et accorso il popolo allo stupore, gli Chiesiastici, raccolto
con decoro l'abbondante licuore rimesero la statua nel proprio altare,
et ella mutata forma, e figura, divenne bella, e devota, come al
presente si vede, e cominciò à larga mano, e profusamente à dispenzar
gratie à chiunque chiedeva con fede, e devotione.
De' successi (40)
se ne porsero l'avisi à Mons.
Illmo di Nardo. Chi (41) destinando persone
dotte, e timorate, portatesi nel luogo, secretamente portata la statua
del santo nella Cappella di S. Antonio, chiesa appartata dalla Matrice (42),
ivi serrata, di tutto l'accaduto ne presero diligentemente informatione,
e provato ad abbastanza gli contati successi (43), quali si
conservano nell'archivio di Nardo (44), fu la statua riposta
al suo altare, ove affollati i forastieri à render voti, et à ricever
gratie anno arricchita la di lui cappella al modo, che al presente si
vede. Continua la devotione al santo, benché non con quello fervore di
prima. Gli Chiesiastici però Capitolari osservano ogni attentione alla
servitù (45) del santo, e l'officiali della cappella
celebrano con pompa solenne la di lui festa, qual'è la 3 Domenica di
maggio, giorno dell'inventione (46). La festa però natalitia
del santo è alle 23 di Gennaro. Le Doti poi di detta cappella si
rapportano con distintione all'Inventario di detta cappella da farsi del
Procuratore di detta Cappella (47).
Nel 3° luoco viene la Cappella
del SSmo Crocefisso, eretta nel Chiesa antica (48) d'Antonio
de Federico de' Lentinis di Casarano con obblighi di messe, come
dall'inventario si vede, e con farci quadro à sue spese, e ciò avvenne
prima del 1600 per quanto si ha oscura traditione. Fu riposto detto
quadro alla Cappella, dietro del quale vi stea pittura in fresco
rappresentante Xto (49) crocefisso, e tanto bella, che move à
devotione, chi la vede. Di tal pittura non si aveva traditione, o
notitia alcuna, venendo quella occupata dal quadro in tela, che s'è
detto. Nel 1690 (50) sia stato casuale, ò per volere
di Dio, cadde detto quadro in tela, e nel tempo istesso si vidde la
pittura di Xto in croce fatta à fresco. Corse il popolo per adorar Xto,
e fu tale la devotione, che il quondam (51) Gio. Battista
d'Astore prima di morire, lo che fu mentre si steva erigendo la chiesa
matrice, lasciò à detta Cappella le sue robbe, con peso, che si
trasportasse detta pittura, et quella si mettesse in un'altare della
chiesa, quale si fabbricava, quale altare fosse eretto con ogni
possibile pompa. Tanto si osservò, quanto fu disposto onde detta sacra
immagine fu trasportata, e rimessa nel primo luoco (52)
della crociera di detta Chiesa, verso il corno del Vangelo, con colonne,
statue, Puttini, e lavori diversi su pietre di lecceso, ove con maestà
vi siede. Fu principiato il lavoro di detta Cappella l'anno 1714, e fu
compito nel 1721.
Le doti di detta Cappella con
distintione si rapportano nell'Inventario di detta Cappella.
Nel 4° luoco viene la Cappella
dello Sp. Santo Jus padronato de' Casa Frisulli di Gallipoli, e de'
Pandis d'Uggento, come si dice.
Le doti di detta Cappella
quali siano, si vedono dell'Inventario di detta Cappella da farsi de'
Compadroni.
Nel 5° luoco la Cappella del
SSmo Rosario, et è la prima nel scendere verso la porta maggiore della
Chiesa à man dritta. Non è di ver'uno (53), ma il
Capitolo per carità e per devotione la mantiene in tavaglie (54),
et in altro necessario per l'altare.
Nel 6° luoco viene la Cappella
della Concettione di Maria sempre Vergine, Jus padronato della famiglia
de' Micheli.
Le doti detta Cappella si
rapportano nel di lui inventario da farsi de' Compadroni.
Nel 7° luoco, et ultimo della
nave di sotto della Chiesa (55), vicino al battisterio viene
la Cappella di S. Leonardo, proprietà del Capitolo. Chi (56)
poco fa à proprie spese vi ha fatto un quadro rappresentante il Sto
sudetto.
Le doti di detta Cappella si
rapportano nel di lui inventario da farsi dal Capitolo.
Nell'Ottavo luoco à man dritta
nell'entrare della porta maggiore della Chiesa vi sta la cappella di S.
Domenico. Padroni sono certi (57) casa Piccinno, adesso eredi
per eredi adesso Domenico Tancredi (58). La cappella sta
senza altare, e senza doti; si vede solamente il quadro.
Nel 9° luoco vicino la
descritta cappella, sta quella del Carmine Juspadronato di casa Meghà,
chi vi fondo beneficio (59) con peso di messe; Adesso
posseduto di (60) di Nardo. Vi sta il quadro, et altare
ignudo.
Nel 10 luoco sta la Cappella
dell'Anime del Purgatorio, eretta da Chco Giovanni d'Astore
con bellissimo quadro, colonne, et altri lavori di lecceso (61).
Fabricata nella chiesa vecchia dell'anno 1600, con peso di messe tarde (62),
et altre legate dal medesimo d'Astore, come dalla Tabella, e vi ha da
ardere continuamente lampade accesa à costo (63) de'
Delentinis di Taviano, e S. Gio: (64) d'Alessano, quali
anno (65) succeduti
à l'eredità del sudetto; similmente con obligo di mantere (66)
la sudetta Cappella di superlettili, come sta posto nel di lui
testamento.
Le doti di detta Cappella si
portano dall'inventario di detta Cappella.
Nell'I 1 luogo viene la
Cappella della Coronata (67) Juspadronato de Filomarini.
Le doti di detta Cappella si
portano dal di lui inventario.
Nel 12 luoco, et al dritto
gubitato (68) dirimpetto alla Cappella del SSmo Crocefisso,
viene la Cappella della SSma Annunciata presa per sua da Giacinto d'Elia
con quadro et altare in ordine.
Le doti di detta Cappella si
portano dal di lui inventario.
Nel 13, et ultimo luoco sta
la Cappella dell'Assunta con quadro, e tutta piena di lecceso
sottilmente lavorato (69), con statue, colonne bellissime,
cornicione, et altro di non ingrata manifattura. La detta Cappella è
Juspadronato del quondam Chco Vito d'Astore, come erede di
certo Notaro Vergaro (70). Il lavoro però del lecceso sudetto
fu fatto l'anno 1719 à costo dello scritto Quondam Vito d'Astore.
Le doti di detta Cappella si
rapportano nel di lui inventario da farsi da Compadroni.
Note:
(1) Mons.
Antonio Sanfelice dichiarò la parrocchia ad instar collegiatae
non il 24 maggio, ma il 24 aprile 1721 (ACN, A44 f. 251). Collegiata
è quella chiesa che ha il capitolo formato da canonici senza
vescovo. A modo di Collegiata invece è quella chiesa il cui
capitolo non è costituito da canonici, ma da semplici sacerdoti.
(2)
Di lui = di essa.
(3) A
drittura = direttamente.
(4)
Con che = sicché.
(5)
I due fianchi della chiesa sono battuti dai venti di tramontana e di
scirocco. Quindi la chiesa è orientata così: il coro è a oriente, la
facciata guarda l'occidente, il fianco sinistro è a nord, quello destro,
a sud.
(6)
Si ignora l'etimo e il significato di questo toponimo, e lo si incontra
in altri documenti del tempo.
(7)
Trice significa di tre vie.
(8)
Forse vuoi dire che il transetto è formato di tre cubi regolari, di
circa m. 10,30 di lato; del resto anche il coro è un cubo regolare di
circa m. 8,30 di lato.
(9)
Non si creda che la chiesa sia a tre navate. La navata è una sola, ma
(10)
Di essa.
è detta di mezzo,
per distinguerla dal transetto. (u) Cornicione.
(12)
Stile.
(13)
Finestroni.
(14)
Leggo nel « Nuovo inventario della Cappella del SS.... del 1799 » a f.
29 (APMC): « 11 giugno ore 13 [odierne ore 9 circa] si compì la lamia
di questa matrice chiesa »; e appresso: « II 23 agosto 1712 si compì il
frontespizio ».
(15)
Vescovo.
(16)
Nel « Nuovo inventario... del 1799» a f. 29 (APMC) si legge: «A 3
aprile 1723 giorno di domenica fu consacrata questa sudetta chiesa
matrice dall'Ill.mo Mons. SanFelice vescovo della città di Nardò». Pare invece che la consacrazione avvenne il 4 aprile, sia in
base ad un calcolo di calendario da me fatto, sia da questo passo della
visita pastorale del 1723 (ACN, A58 f. 304), che traduco dal latino: « II 3 aprile del 1723, alle ore nove il vescovo, lasciato il convento dei
frati cappuccini di S. Francesco, si recò a Casaranello per la visita
alla parrocchia di S. Maria della Croce. Ritornato a Casarano grande,
sbrigò varie faccende. Poi ordinò che si apprestasse il necessario per
la solenne dedicazione della nuova chiesa parrocchiale...
Il giorno
seguente [4 aprile] che fu la domenica in albis, la consacrò con
rito solenne, presente quasi al completo il popolo di Casarano e molti
dei paesi vicini ». Il cancelliere conclude: « nel medesimo giorno
furono anche dedicati, insieme con l'altare maggiore, quello di
S. Giovanni elemosiniere... e l'altro dell'Annunziata ».
Lo stesso
Sanfelice, il 23 maggio dell'anno seguente (1724), consacrò
l'altare maggiore (ACN, A58 f. 401). In quei tempi la festa della
Campana non si celebrava nell'ottava di Pasqua, domenica in albis,
ma il giovedì in albis, come in più luoghi si afferma (vedi,
fra le altre fonti, l'Inventario del 1680 a f. 138 nell'APMC).
(17)
Per cappelle intendi gli altari.
(18)
Leccese.
(19)
L'altare maggiore qui descritto è quello consacrato dal Sanfelice, il 23
maggio 1724, in pietra leccese stuccata alla romana, che aveva
sostituito il precedente di legno. Mezzo secolo dopo, l'altare maggiore
in pietra leccese fu sostituito con un altro di marmo, che ancora oggi
si ammira: «nel 1788 dal degnissimo vescovo di Oria D. Alessandro Kalefato fu consacrato l'altare maggiore in marmo di detta Matrice
chiesa mettendoci le seguenti reliquie: S. Clemente M., S. Felice M.,
S. Concordio M., S. Amanzia M. » come si legge nel « Nuovo Inventario
della Cappella del SS... del 1799 » a f. 29 (APCM) e come testimonia la
lapide marmorea situata al pilastro del cornu epistolae dello
stesso altare.
(20)
La quale.
(21)
Lasciti, legati pii.
(22)
Con eleganza.
(22)
Spazio in bianco, perché l'anonimo autore non ricordava il cognome Auer.
Questo famoso intagliatore costruì, nel 1741, il fastoso coro, in legno
intagliato, della cattedrale di Gallipoli.
(24)
Conforme a, simile a.
(25)
Erano detti partecipanti quei sacerdoti che avevano il dovere di
intervenire ai divini uffici e il diritto di partecipare agli utili dei
beni del Capitolo Uno di loro veniva eletto Procuratore del Capitolo, ne
amministrava i beni, dando il resoconto e distribuendo gli utili alla
fine dell'anno amministrativo. L'anno amministrativo, nei secoli '600 e
'700, andava dal 1° settembre al 31 agosto dell'anno successivo,
mentre verso la metà dell'800, l'anno amministrativo lo si fece
coincidere con quello solare.
Nella visita
pastorrale del 1639 si legge: « Ogni anno nell'ultima domenica di
agosto si elegga il Procuratore della chiesa con votazione segreta, come
si fa a Galatone » (ACN).
(26)
L'estensore anonimo della relazione non conosceva il peso delle campane
e lascia gli spazietti in bianco. Io sono salito (ahimè faticosamente!)
sul campanile, ad esaminare le due campane. Che delusione! Non erano
quelle del '700. La loro fusione risale a meno di venti anni addietro.
Sulla gola della campana grande si legge: artifex Nicolaus Giustozzi
Tranium A. D. 1958, a un lato è impressa l'effige del
Crocifisso, all'altro, l'Annunziata, intorno al bordo:
Ave Maria gratta piena,
sulla fascia
vivos voco fulgura frango mortuos piango. Sulla campana piccola:
artifex Nicolaus Giustozzi Tranum A. D. 1959, con S.
Giovanni elemosiniere da un lato e la Madonna al lato opposto.
(27)
Viola o violacee.
(28)
Ossia del Santissimo Sacramento.
(29)
Non quale è oggi.
(30)
Quondam (abbreviato anche in qm o qd) è avverbio
latino che corrisponde al nostro fu, parlando di persona
defunta.
(31)
Leccesi = leccisi = pietra leccese.
(32)
Cioè nella seconda matrice di Casarano, quella del '600.
(33)
Offerte di persone private.
(34)
Questa chiesa antica è la cappella, fuori della matrice, intitolata a S.
Giovanni elemosiniere e a S. Antonio da Padova, che fu la prima
parrocchia di Casarano. - Di mal garbo = di forma sgraziata.
(35)
Ravvolta.
(36)
Era una nipotina del parroco del tempo (al presente) D. Paolo
de Donatis.
(37)
Svolgendo di dosso alla statua gli stracci, dei quali si è parlato
poco prima.
(38)
Un uomo, che per caso si trovava presente, s'accorse ecc.
(39)
Liquore = liquido.
(40)
Dei fatti meravigliosi che erano accaduti.
(41)
II quale, cioè Mons. Antonio Sanfelice.
(42)
La chiesa di S. Antonio era appartata dalla matrice, ma vicina ad essa.
In questa cappella di S. Antonio ufficiò il clero, mentre si costruiva
la chiesa madre, di cui si sta parlando.
(43)
La commissione si rese certa e convinta della veridicità di quanto era
stato raccontato al vescovo.
(44)
Ne parlò anche il Sanfelice nella visita pastorale del 1719 (ACN;
A52). Traduco dal latino: « La sacra venerabile immagine di S.
Giovanni elemosiniere, quattro anni fa [quindi nel 1715] con grande
miracolo pianse, perciò fu istituito di autorità ordinaria un
particolare processo, i cui atti si conservano autografi nell'archivio
episcopale; ed io con autorità apostolica vi deputai uno speciale notaio
per stendere i verbali. Molti e autorevolissimi teologi, dopo aver
esaminato scrupolosamente il processo, ammisero che si trattava di un
vero e proprio miracolo e ne dettero unanime e piena approvazione ».
(45)
A servizio per il culto del santo.
(46)
Giorno del ritrovamento del corpo del santo.
(47)
Della devozione, miracoli e tesoro di S. Giovanni elemosiniere ci
occuperemo di un altro lavoro.
(48)
Nella chiesa del "600.
(49)
Xto = Cristo.
(50)
Fu nel 1688, come vedremo nella cronaca del notaio Santo Riccio, nel
secondo quaderno.
(51)
Defunto. Ma non è il famoso Chierico Giovanni d'Astore, benemerito
fondatore dell'altare delle Anime, nella chiesa matrice, e dell'altare
di S. Maria di Costantinopoli nella chiesa di S. Giovanni elemosiniere,
il quale Giov. d'Astore morì tra il 1675 e il 1679. Nessun Giovanni
d'Astore mi risulta che sia morto durante la fabbrica della chiesa.
(52)Dove
oggi è l'altare di S. Giovanni elemosiniere.
(53)
Veruno.
(54)
Tovaglie.
(55) È
l'ultima cappella in fondo alla chiesa, ossia la prima a sinistra,
entrando dalla porta grande.
(56)
II quale Capitolo.
(57)
Della famiglia Piccinno.
(58) E
adesso, passando da erede a erede, è di Domenico Tancredi, il quale,
come appare, ed ho letto, in un documento del 1731, fu marito di
Domenica Reo e padre del sac. D. Giovanni Tancredi. Domenico Tancredi
morì a 68 anni di età, il 5 ottobre 1758.
(59)
II quale vi fondò un beneficio.
(60)
Segue spazio in bianco.
(61)
Di pietra leccese.
(62)
Da celebrarsi nella tarda mattinata.
(63) A
spese.
(64) E
Sangiovanni di Alessano.
(65) I
quali sono.
(66)
Mantenere.
(67)
Madonna Incoronata.
(68)
Cfr. nota (8).
(69)
Tutta ricca di pietra leccese finemente lavorata.
(70)
II notaio Antonio Vergari morì il 31 maggio 1638, il chierico Vito
d'Astore, il 25 febbraio 1726, come risulta dai libri dei defunti
conservati nell'APMC.