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RIFLESSIONI
RIASSUNTIVE DEL CONVEGNO PARROCCHIALE
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Si è tenuto nei
gg. di 27- 28, 30 aprile 2005 il convegno parrocchiale che ha avuto
come tema la Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana.
Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia,
del 30 maggio 2004 Domenica di Pentecoste.
“La
missionarietà deriva dallo sguardo rivolto al centro della fede,
cioè all’ evento di Gesù Cristo, il Salvatore di tutti, e
abbraccia l’ intera esistenza cristiana. Dalla liturgia alla carità,
dalla catechesi alla testimonianza della vita; tutto nella Chiesa deve
rendere visibile e riconoscibile Cristo Signore” (n. 1).
Bisogna costatare con un po’ di rammarico che la partecipazione non è
stata quella che ci si aspettava; si sono riscontrate assenze
significative ma per alcuni aspetti comprensibili.
La prima sera
il testo è stato presentato e commentato dal Parroco di Presicce don
Gerardo Antonazzo.
La seconda
serata ha visto riuniti in
cinque gruppi di studio oltre 50 persone che hanno riflettuto su
alcune piste proposte dallo stesso relatore.
Nella terza
serata ogni gruppo di studio ha elaborato una sua sintesi dei diversi
interventi dei partecipanti e l’ha presentata all’Assemblea.
In sostanza le
conclusioni finali possono raggrupparsi in tre aree:
area Liturgica, area Catechistica; area Caritativa.
Ecco le
principali proposte:
A -
AREA LITURGICA.
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La
parrocchia, comunità di battezzati ( vale a dire di coloro
che hanno celebrato il battesimo ma che per tanti motivi si sono
allontanati) con fatica riesce a diventare comunità eucaristica
( comunità che celebra la domenica, festa del Signore). La
parrocchia, si è evidenziato da più parti, deve essere una casa
aperta per accogliere tutti i fedeli affinché nessuno si senta
un ospite in chiesa o addirittura “straniero in patria”…In nessuna
chiesa, comunque, si potrà mai collocare il cartello: vietato
l’ accesso ai non addetti ai lavori. |
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Si auspica
una maggiore conoscenza delle parti che compongono la messa
e tutte le altre liturgie, per una maggiore comprensione che
aiuti a vivere con più fede questi eventi. |
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E’
importante vivere momenti forti (adorazioni, lectio, etc.) per
comprendere il sacramento dell’Eucaristia come fonte e culmine
della vita d’ogni Cristiano. |
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L’Eucaristia
deve essere non solo qualcosa da “vedere” ma anche e soprattutto
costituire la forza della vita cristiana. |
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Occorre
maggiore credibilità e testimonianza per stimolare la
comunità dei battezzati e farli diventare comunità eucaristica.
Provocatoriamente qualcuno proponeva di non visitare negozi di
vario genere nei giorni festivi. |

B -
AREA
CATECHISTICA.
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Il convegno
ha visto l’assenza di buona parte dei catechisti, impegnati
probabilmente per motivi domestici. |
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La presenza
dei catechisti oltre ad essere indispensabile nei confronti
dei ragazzi deve essere stimolante anche nei confronti dei
genitori dei ragazzi. Tuttavia non va dimenticato né
tralasciato che i primi testimoni della fede dei ragazzi devono
essere i genitori.
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Per la
formazione dei cristiani attingere in primis alla Parola di Dio;
poi incrementare la conoscenza e l’approfondimento delle tematiche
del magistero pontificio e dei vescovi (il Catechismo
della Chiesa Cattolica), la conoscenza della dottrina sociale
della chiesa ( Compendio pubblicato dal pontificio Consiglio
della Giustizia e della Pace).La catechesi si serve anche
delle varie forme di pietà popolare da aggiornare. |
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I catechisti
devono essere disponibili ad una formazione permanente;
tendere ad una catechesi di qualità. La preparazione potrebbe
essere fatta a livello interparrocchiale. |
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S’ incontra,
da più parti, una difficoltà ad annunciare Cristo perché, forse,
comincia a mancare l’amore a Cristo da parte di alcune
persone che pure si dicono cristiane. Torna d’auspicio l’invito ai
cristiani di Giovanni Paolo II: “Non
abbiate paura”.
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E’ il caso
di riscoprire la stupenda icona biblica del profeta Geremia:
Signore, tu mi hai sedotto e io non ho saputo resisterti. Hai
fatto ricorso alla forza e hai ottenuto quel che volevi. Mi
disprezzano da mattina a sera, tutti ridono di me. Io parlo, e
ogni volta subito devo chiamare aiuto e gridare contro la violenza
e l’oppressione. Tutto il giorno sono insultato e deriso perché
annuncio la tua parola, o Signore! Ma quando mi sono detto: “Non
penserò più al Signore, non parlerò più in suo nome”, ho sentito
dentro di me un fuoco che mi bruciava le ossa; ho cercato
di contenerlo ma non ci sono riuscito. (Ger. 20, 7-9) |

C - AREA CARITATIVA.
Dio è amore ( 1 Gv. 4,8)
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La virtù teologale
della carità non è opinabile o accessoria ma costituisce il nucleo
centrale e la caratteristica fondamentale d’ogni comunità
parrocchiale. Non a caso abbiamo cominciato questo convegno con la
lettura degli Atti degli Apostoli circa la vita delle prime
comunità cristiane. (At 2, 42-47). |
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La carità deve
nascere ed essere costruita dalle relazioni interpersonali
e da una rete di risorse scambiate tra parrocchie. |
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E’ auspicabile e
doveroso che la comunità parrocchiale collabori con le
associazioni di volontariato, innesti dialoghi sociali, culturali
e caritativi, si renda presente nelle scuole e nelle famiglie. |
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Il giorno del
Signore, la Domenica, non deve ridursi alla sola
partecipazione alla messa, ma esprimersi anche con gesti di
carità, invitando persone a pranzo, visitando chi sta solo,
(anziani, ammalati), ritrovandosi negli ambienti parrocchiali per
qualche ora di fraternità… |
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Carità è mettere
a frutto i talenti che Dio, generosamente, ha dato ad ogni
battezzato. (Mt. 25, 14-30; Lc. 19, 12-27). La Domenica è dono
di Dio all’uomo, e sta a noi ricambiare questo dono vivendo
fraternamente. |
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Occorre riscoprire
i carismi e i ministeri che ciascun battezzato ha
all’interno della parrocchia. |
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Il Cristiano non
deve dare mai niente per scontato, ripartire come se fosse
il primo annuncio cristiano. Il motto di don Lorenzo Milani
“m’interessa” dovrebbe costituire la nervatura della nostra
appartenenza alla Chiesa. |

F -
QUALE TESTIMONIANZA ? QUALE MISSIONARIETA’?
“Come il Padre ha
mandato me, anch’ io mando voi” (Gv. 20,21).
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Si è
testimoni non in forza di una personale convinzione ma di un
“mandato”, mediante il quale la propria esistenza viene
espropriata in favore della Verità di Dio. Anche per il discepolo,
“essere mandato” vuol dire radicalmente non concepirsi più da se
stesso ma a partire da Cristo che invia, come egli stesso è
l’inviato dal Padre. In tutto ciò tocchiamo il fondamento
trinitario della testimonianza cristiana: Cristo è testimone e
comunica fedelmente la Verità di Dio in forza del suo essere
mandato dal Padre; così il cristiano è testimone in quanto è
afferrato da Cristo e da lui inviato. Nella capacità di portare
ciò che è stato donato, si gioca l’autentica testimonianza. |
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Il volto
missionario delle parrocchie in un mondo che cambia: cosa
vogliono dirci in definitiva i nostri Vescovi?
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Forse quello
che mons. Tonino Bello, vescovo di Molfetta, un giorno scriveva:
Santa Maria, donna
missionaria, concedi alla tua Chiesa il gaudio di riscoprire,
nascoste tra le zolle del verbo mandare, le radici della sua
primordiale vocazione. Aiutala a misurarsi con Cristo, e con
nessun altro: come te, che, apparendo agli albori della
rivelazione neotestamentaria accanto a lui, il grande missionario
di Dio, lo scegliesti come unico metro della tua vita. |
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Quando essa
(la chiesa) si attarda all’ interno delle sue tende dove non
giunge il grido dei poveri, dalle coraggio di uscire dagli
accampamenti. Quando viene tentata di pietrificare la mobilità del
suo domicilio, rimuovila dalle sue apparenti sicurezze. Quando si
adagia sulle posizioni raggiunte, scuotila dalla sua vita
sedentaria. Mandata da Dio per la salvezza del mondo, la Chiesa
è fatta per camminare , non per sistemarsi.
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Tanti auguri a tutti e buon lavoro…ad maiorem Dei gloriam.
Il Consiglio Pastorale Parrocchiale
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